COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

ROMAGNA

L’agricoltura ha sete di futuro: emergenza acqua e cambiamenti climatici

24/11/2017 – “Non tenere l’acqua quando c’è, è un crimine”. Ripetute a mo’ di slogan in più di un comunicato stampa nei caldissimi mesi scorsi, queste parole di Danilo Misirocchi – presidente della Cia ravennate – hanno fatto da ideale premessa alla tavola rotonda tradizionalmente abbinata all’annuale presentazione dell’annata agraria, andata in scena all’hotel Cube di Ravenna lo scorso 16 novembre.

Già la presentazione dei dati agrari, con la puntuale disamina dei risultati settore per settore, non ha potuto fare a meno di riprendere in più occasioni gli effetti della scarsità idrica registrata nei mesi scorsi:

interrotta peraltro, in poche ma significative occasioni, da improvvise e concentrate “bombe d’acqua”. O meglio “flesh flood”, alluvioni improvvise, come le ha correttamente nominate il meteorologo Pierluigi Randi di Meteocenter, membro dell’AISAM (Associazione Italiana Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia): a lui è spettato il compito di aprire la tavola rotonda, che aveva come tema “L’agricoltura ha sete di futuro: emergenza acqua e cambiamenti climatici”.

Davanti a una platea attenta e gremita (in sala, fra gli altri, diversi sindaci – Michele de Pascale di Ravenna, Paola Pula di Conselice, Daniele Bassi di Massa Lombarda – e consiglieri regionali – Gianni Bessi e Mirco Bagnari – e il Prefetto Francesco Russo), Randi ha concentrato in mezz’ora introduttiva di slides decisamente preoccupanti il futuro che ci aspetta dal punto di vista meteoclimatico, se non cambieranno stili di vita e consumi a livello globale. In due parole, se continueranno le tristemente celebri emissioni di gas serra.

Un recente rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale – ha detto Randi – sottolinea che nel 2016 è stato stabilito un nuovo record di temperatura media globale (circa 1,1°C sopra i valori del periodo preindustriale), nonché un primato negativo dell’estensione di ghiaccio marino e un nuovo massimo dei livelli oceanici, mentre numerosi eventi meteo-climatici estremi hanno spinto all’evacuazione e alla migrazione centinaia di migliaia di persone nel mondo. Fatta questa premessa, Randi ha stretto il quadro dell’osservazione alla Romagna, sottolineando un trend ormai pluridecennale che registra estati caldissime (9 anni siccitosi dall’inizio del millennio) e contemporanei fenomeni temporaleschi di forte intensità: i già citati “flesh flood”, particolarmente pericolosi anche perché la loro predicibilità è molto bassa, e solo con poche ore di preannuncio – in casi fortunati – si può prevedere la loro esatta localizzazione spazio-temporale, soprattutto se si tratta di fenomeni a piccola scala.

E se nei primi giorni di agosto del 2017, in diverse zone della Romagna, si sono battuti quasi tutti i record di temperatura massima assoluta, guardando al futuro – e basandosi su fonti dell’Arpae – Randi racconta di una temperatura media estiva che da qui al 2050 potrebbe alzarsi di 2 gradi e mezzo.

Questa “apocalittica” introduzione è servita ovviamente a focalizzare quello che il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, ha definito come “il padre e la madre” di tutte le emergenze: la scarsità idrica. Un tema su cui sono intervenuti diversi esperti, ognuno nel proprio ambito: il presidente del CER Massimiliano Pederzoli, per ribadire la centralità del Canale Emiliano-Romagnolo nella gestione della risorsa idrica per l’intera Romagna; Alberto Asioli, presidente del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, che ha sottolineato gli interventi realizzati dal Consorzio stesso per dare soluzioni, sebbene parziali, al problema idrico; e Barbara di Rollo, della Cia nazionale, sottolineando come il dibattito a livello globale sia ormai sintonizzato sul tema dell’acqua. La chiusura della tavola rotonda è spettata al presidente regionale della Cia, Antonio Dosi, che ha tirato le fila dei vari interventi ribadendo la volontà dell’associazione di continuare ad impegnarsi: ma le parole più attese dall’intera platea erano quelle di Simona Caselli, assessore alle Politiche Agricole della Regione Emilia-Romagna.

La quale, oltre a commentare in maniera complessivamente positiva i dati dell’annata agraria, è intervenuta nello specifico sul tema della scarsità d’acqua e della possibilità di dare vita a nuovi bacini di stoccaggio che rendano possibile conservare l’acqua caduta in inverno (o nel corso delle alluvioni) per poi averla a disposizione quando serve. L’assessore ha fatto il punto sulla crisi idrica del 2017, ribadendo la tempestività con cui è stato chiesto al Governo lo stato di calamità; e ha rassicurato sulle iniziative in corso e sui finanziamenti richiesti, che dovrebbero portare già dal prossimo anno ad una serie di autorizzazioni per creare nuovi bacini di stoccaggio sul territorio regionale. Ma guardando a un futuro a medio termine – e rifacendosi alle previsioni del meteorologo – Caselli ha detto che “solo con la ricerca si può risolvere il problema in prospettiva”, stimolando tutti i soggetti in campo a destinare attenzione ed energie per studiare interventi e modalità che possano modificare l’attuale situazione, in vista dei paventati cambiamenti climatici che interesseranno il nostro territorio nei prossimi decenni.

Alberto Mazzotti

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