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“Un’agricoltura che costruisce il futuro”

Sintesi del documento divulgativo sul programma Cia–Agricoltori Italiani 2026

Il Documento Programmatico 2026 di Cia–Agricoltori Italiani si colloca in un contesto storico, economico e geopolitico segnato da profonde trasformazioni. 

Le nostre radici, la nostra identità

Richiamando le radici della Confederazione – dalla lotta per la terra alla costruzione di una moderna rappresentanza agricola – il testo riafferma i valori fondanti di autonomia, unità, legalità costituzionale e giustizia sociale come strumenti essenziali per affrontare le sfide contemporanee: concentrazione del potere nelle filiere, speculazione finanziaria sui terreni, marginalizzazione delle aree rurali e crisi della rappresentanza. L’agricoltura è indicata non solo come settore produttivo, ma come presidio democratico, ambientale e sociale, capace di governare le transizioni ecologica e digitale senza rinunciare alla centralità della produzione alimentare.

Il contesto di riferimento è caratterizzato da instabilità globale, guerre, crisi energetiche e cambiamenti climatici che mettono in discussione l’ordine multilaterale e accentuano nuove contrapposizioni geopolitiche. L’Unione Europea appare fragile e divisa, mentre l’Italia risente di una forte dipendenza energetica, di una crisi demografica strutturale e di crescenti disuguaglianze territoriali. Sul piano ambientale, il Paese è già immerso in una transizione climatica accelerata: eventi estremi, siccità, crisi idrica, consumo di suolo e ritardi sulle rinnovabili incidono direttamente sulla resilienza agricola. A ciò si sommano gravi carenze infrastrutturali e un marcato digital divide nelle aree rurali, che limitano l’adozione delle tecnologie e la competitività delle imprese.

L’agricoltura del futuro: produzione, innovazione, territorio

In questo scenario, Cia propone una visione riformatrice dell’agricoltura del futuro, chiamata a governare il cambiamento anziché subirlo. La sicurezza alimentare torna prioritaria, insieme alla valorizzazione delle attività connesse, intese come supporto alla produzione primaria e non come sua sostituzione. Il documento individua una pluralità di figure di agricoltori: dalle aziende produttive ad alta efficienza e integrazione verticale, agli agricoltori multifunzionali, agro-ecologici, indoor e part-time, riconoscendo la diversità come ricchezza del sistema agricolo italiano.

Territori diversi, risposte diverse

I modelli imprenditoriali vengono declinati in base ai territori. Nelle aree interne e montane, l’azienda agricola familiare evolve in hub di servizi multifunzionali: produzione di qualità, gestione del suolo e dell’acqua, tutela idrogeologica, servizi sociali, turistici ed energetici. 

Qui l’agricoltore diventa “manager del territorio” e presidio contro lo spopolamento. In pianura, prevale l’azienda strutturata e tecnologicamente avanzata, orientata all’iper-efficienza e ai mercati globali, chiamata però a riequilibrare il potere contrattuale nella filiera attraverso l’aggregazione. Nelle aree urbane e periurbane, l’agricoltura assume un ruolo agro-civico: produzione in ambiente controllato, rigenerazione urbana, filiere corte, educazione alimentare e logistica di prossimità.

Le proposte: dalla visione all’azione

Il cuore del documento è rappresentato dalle proposte programmatiche. Cia pone al centro la priorità alla produzione e alla sicurezza alimentare, attraverso il rafforzamento dell’autosufficienza nelle filiere critiche, la ricerca varietale adattata al clima, lo sviluppo di fertilizzanti e mezzi di biocontrollo nazionali. 

Fondamentale è la riconquista del valore in filiera: potenziamento delle aggregazioni, rafforzamento delle interprofessioni, certificazioni di filiera e strumenti di contrasto alle pratiche sleali, insieme a un nuovo patto di fiducia con i consumatori basato su una visione “One Health”.

Ampio spazio è dedicato alla crisi idrica, affrontata con una strategia nazionale fondata su infrastrutture resilienti, bacini di accumulo, irrigazione di precisione, comunità idro-energetiche e un ruolo centrale degli agricoltori nella governance dei consorzi. Il suolo agricolo è definito bene comune da tutelare con politiche di “consumo zero”, compensazioni territoriali e rigenerazione delle superfici abbandonate. La compatibilità ambientale è perseguita tramite innovazione produttiva, distretti di sperimentazione, mappatura del rischio climatico e riallocazione produttiva volontaria. 

Il documento valorizza i servizi ecosistemici e l’agricoltura circolare, prevedendo meccanismi di remunerazione per chi tutela biodiversità, suolo, acqua e clima, e promuovendo modelli in ambiente protetto. La digitalizzazione delle aree interne diventa obiettivo strategico al 2030, insieme alla creazione di hub di servizi rurali e al rilancio delle produzioni di qualità e delle indicazioni geografiche. Centrale è il ricambio generazionale, sostenuto da strumenti di accesso alla terra, fondi per l’innovazione, nuove forme societarie per i giovani e un miglioramento delle pensioni agricole. Viene inoltre rafforzata la centralità dell’imprenditoria femminile, riconosciuta come motore di innovazione e multifunzionalità. Il tema del lavoro agricolo è affrontato con proposte di semplificazione, gestione programmata dei flussi migratori, politiche abitative e rafforzamento della legalità. La formazione diventa strutturale, con una “scuola permanente dell’agricoltore” orientata a competenze interdisciplinari. Grande attenzione è riservata alla gestione integrata dei rischi climatici e di mercato, nonché alla sovranità e valorizzazione dei dati agricoli come nuovo fattore strategico di reddito e semplificazione.

Un’Europa che deve scegliere 

Sul piano europeo, Cia propone una profonda riforma dell’Unione verso un modello federale più efficiente e dotato di risorse proprie. La Politica agricola comune deve restare pienamente comune e autonoma, con un bilancio adeguato e strumenti efficaci per reddito, mercato, ricambio generazionale, sostenibilità e gestione del rischio, respingendo ogni ipotesi di rinazionalizzazione.

La rappresentanza che serve

Infine, il documento affronta il tema della rappresentanza, chiamata a un salto di qualità: segmentata, digitale, ma radicata nei territori. Cia si propone come organizzazione capace di coniugare innovazione tecnologica e presenza “in pieno campo”, rafforzando il legame umano con gli agricoltori e il loro ruolo nelle comunità locali.

documento programmatico

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