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Bietole, annata così produttiva come non si vedeva da anni

campagna bieticola

Claudio Ferri

MINERBIO (Bologna) – Non è stata una partenza in discesa, ma il recupero c’è stato, ed anche soddisfacente: la campagna bieticola saccarifera s’è rialzata dopo un inizio di stagione in cui, dopo la semina, molti ettari sono andati perduti.

Ora che a campagna sta volgendo al termine (al 24 settembre le escavazioni hanno raggiunto l’80%, ndr), è possibile fare un bilancio quasi definitivo di un’annata positiva, come non si vedeva da anni. Ne è certo il direttore agricolo di Coprob (Cooperativa produttori bieticoli), Massimiliano Cenacchi che descrive l’annata “decisamente buona sotto il profilo qualitativo e in termini di rese. Erano anni che non si raggiungevano questi risultati – spiega – perché nel periodo da maggio a luglio ci sono state le condizioni ottimali per lo sviluppo delle bietole. A tutt’oggi le rese si attestano sulle 70 tonnellate per ettaro con 15 gradi polarimetrici e 10 tonnellate di saccarosio, sempre per ettaro. È stata determinante la stagione favorevole, ma sempre più entrano in gioco professionalità dei produttori e l’innovazione genetica. Quest’anno – prosegue -, i soci hanno coltivato 28 mila ettari perché circa un migliaio sono andati perduti a causa delle gelate”.

Dopo il 2006, l’ultima campagna bieticola che coinvolgeva 19 stabilimenti, ne sono rimasti due, uno a Minerbio , nel bolognese e l’altro a Pontelolongo, in Veneto. I due stabilimenti lavorano 2 milioni di tonnellate di bietole prodotte da 5000 soci e con il marchio Italiazuccheri viene commercializzato l’unico zucchero completamente italiano. “Puntiamo ad una filiera sostenibile e biologica – afferma Claudio Gallerani, presidente di Coprob – e dagli attuali 1.500 ettari contiamo di arrivare in pochi anni a 1.800, a fronte di una superficie coltivata complessiva che in media all’anno, è di 30 mila ettari”. Lo stabilimento di Minerbio si sviluppa su una superficie di 30 ettari, mentre su altri 170, attraverso la società Beta, il gruppo fa sperimentazione per migliorare la produzione e affrontare gli effetti del cambiamento climatico sulla coltura, con ripercussioni sul mercato dello zucchero.

“Ci sono sperequazioni create da un mercato globale – lamenta Gallerani -, pensi ad esempio che il calo dei consumi di prodotti petroliferi, a causa della pandemia, ha reindirizzato lo zucchero utilizzato per produrre alcool sui mercati. Di conseguenza, i prezzi dello zucchero sono scesi e difficilmente riusciamo ad essere competitivi con le nazioni dell’America latina che dispongono di enormi quantitativi di zucchero di canna”. Il consumo di zucchero tendenzialmente è in calo, si attesta sui 5 chili circa pro capite all’anno -, e solo nel periodo di lockdown, c’è stata una impennata del 20% “che è durata solo una ventina di giorni – conclude Gallerani”. I maggiori volumi di zucchero vengono assorbiti dall’industria alimentare mentre una piccola parte, appena il 20%, va alla distribuzione per un consumo domestico.

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