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Prezzi del grano in picchiata: flash mob al Porto di Ravenna con centinaia di produttori

RAVENNA, 12 giugno 2026 – Centinaia di agricoltori di Cia-Agricoltori Italiani Emilia-Romagna si sono riuniti oggi al porto di Ravenna per una protesta pacifica volta a denunciare come la filiera del grano non garantisce più un reddito dignitoso ai produttori, schiacciati da quotazioni ormai insostenibili. L’azione mira a evidenziare un mercato alterato che penalizza sia chi produce sia chi consuma, a causa di massicce importazioni che deprimono il valore del prodotto interno.

“Non abbiamo certo assaltato e la navi ma l’azione pacifica di oggi è stata necessaria per accendere i riflettori su un luogo simbolo delle importazioni di prodotto estero, spesso proveniente da paesi con controlli sanitari e costi di manodopera molto lontani dai nostri standard e quindi discutibili anche dal punto di vista etico, non solo qualitativo” – ha dichiarato Massimo Piva, presidente di Cia Ferrara. “Queste importazioni selvagge di grano di qualità mediocre finiscano per abbattere il valore del prodotto nazionale, rendendo indispensabile l’avvio di controlli sistematici su ogni nave che attracca, con il coinvolgimento di NAS, Guardia di Finanza e Sanità Marittima per garantire il rispetto dei parametri UE.

A fornire un quadro dettagliato della crisi economica è intervenuto Stefano Calderoni, coordinatore dell’area acqua, caccia e ambiente di Cia Nazionale, che ha fatto proprie le istanze del settore cerealicolo: “Oggi le aziende lavorano pesantemente sottocosto, percependo per un quintale di grano lo stesso importo del 1970, nonostante i costi produttivi siano drasticamente aumentati”. Calderoni ha spiegato che produrre un ettaro di grano duro costa mediamente circa 1.200 euro, ma il mercato ne riconosce all’agricoltore appena 700, con una perdita netta che supera i 400 euro per ettaro. “Il valore del frumento è rimasto fermo agli anni Settanta, con quotazioni attuali tra i 20 e i 28 euro al quintale, a fronte di un impegno costante in termini di qualità e sostenibilità che non trova riscontro economico. Nell’ultimo anno – ha continuato Calderoni – abbiamo assistito a un calo dei prezzi alla produzione del frumento del 20%, mentre i costi tecnici sono esplosi: i fertilizzanti sono aumentati del 60-70% e il gasolio agricolo è passato da 0,80 a 1,40 euro al litro. Questa situazione ha portato anche a una flessione delle semine del mais dell’80% rispetto a dieci anni fa, mettendo in crisi un comparto, quello cerealicolo, che rappresenta ben il 20% della superficie agricola utilizzata in Italia. Mentre l’agricoltore è sottopagato, il prezzo della pasta per il consumatore è aumentato dell’80%, evidenziando una distorsione inaccettabile che mette a rischio i redditi e la salute dei cittadini”.

La protesta, che si è svolta in contemporanea anche al Porto di Bari, sostiene la necessità di riforme strutturali urgenti. Cia-Agricoltori Italiani chiede con forza l’approvazione di una legge “Pasta Made in Italy” che garantisca l’utilizzo di grano al 100% italiano e l’origine obbligatoria in etichetta, unitamente alla piena operatività della Commissione Unica Nazionale e del registro “Granaio Italia”. È inoltre considerato prioritario il rispetto della legge sulle pratiche sleali per regolamentare e vietare il sistema del “sottocosto”, assicurando che ogni chicco di frumento importato sia controllato minuziosamente affinché rispetti i medesimi standard di qualità richiesti ai produttori nazionali.

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