COMUNICATI STAMPA REGGIO EMILIA

REGGIO EMILIA

“La Regione conceda deroghe al divieto di concimazione”

“Serve un provvedimento urgente di deroga al divieto di concimazione nel periodo invernale tramite spandimento degli effluenti zootecnici”. Lo ha chiesto ufficialmente Cia nelle scorse ore nel corso della Consulta agricola regionale.
Il maltempo che ha infuriato in queste settimane – spiega Cia – non ha permesso le normali lavorazioni di stagione, tra le quali la concimazione di fondo propedeutica alle semine, necessarie a contenere il dilavamento del suolo. Inoltre, la capacità di stoccaggio aziendale si va assottigliando. E tutto questo coincide con il periodo di divieto continuativo degli spandimenti che, a norma di legge, decorre dal 1° dicembre al 31 gennaio.
Per questa ragione Cia chiede “un provvedimento urgente che consenta di aprire finestre temporali – comprese da qui al 31 gennaio – di spandimento sull’intero territorio provinciale”.
In tal senso, sono attesi provvedimenti anche dal Ministro dell’ambiente e del territorio e della tutela del mare Sergio Costa.

“Il maltempo ha colpito decine di aziende agricole Al via la conta dei danni per lo stato di calamità”

“L’agricoltura reggiana è assediata dalla eccezionale ondata di maltempo autunnale che ha colpito decine di aziende dalla Bassa all’Appennino, dalla Val d’Enza alla zona ceramiche. I nostri uffici sosterranno tutti gli imprenditori che hanno subito danni per la richiesta dello stato di calamità. Ma occorre anche pianificare una vasta e coordinata serie di azioni per la prevenzione sul territorio”. Parole di Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio, che interviene sulla difficile condizione che sta vivendo il settore.

“I nostri tecnici sono a disposizione per richieste e chiarimenti – entra nel dettaglio -: siamo pronti ad ogni evenienza. Fino ad ora l’ottimo lavoro delle Bonifiche ha evitato il peggio, come invece accaduto nelle province limitrofe e in un recente passato anche da noi. Ma guardiamo con molta preoccupazione all’evolversi delle condizioni climatiche. Siamo con il fiato sospeso per la tenuta degli argini di canali e torrenti, tenuta che dipende non solo dal livello delle acque ma anche dal proliferare di tassi e nutrie che scavano profonde tane e distruggono in profondità la vegetazione contribuendo a rendere le rive meno stabili. Pericolosi smottamenti e preoccupanti frane sono poi già segnalati in varie zone della collina e della montagna”.

L’attenzione è naturalmente rivolta alle previsioni meteo: “Purtroppo non sono positive perché dopo una breve pausa nei prossimi giorni, venerdì ricominceranno le piogge e proseguiranno almeno fino a domenica. Piogge previste anche in Appennino, dove si scioglierà la neve caduta che andrà dunque a ingrossare ulteriormente i corsi d’acqua. L’attenzione deve essere massima”.

“Il 2019 dimostra che l’agricoltura reggiana è la prima vittima dei cambiamenti climatici che causano eventi estremi – sottolinea -: freddo polare e caldo africano, siccità e smisurata piovosità. Situazioni che vanno a sommarsi alla proliferazione di insetti e fitopatie che hanno falcidiato il nostro territorio. Appoggiamo in pieno, come ha annunciato la parlamentare Antonella Incerti (Membro della Commissione Agricoltura), la richiesta dello stato di calamità da parte della Regione. Al momento è impossibile fare una esatta conta dei danni, visto che il maltempo imperverserà ancora per giorni. Le prime stime indicano però già una situazione ancora una volta davvero molto pesante”.

Il presidente lancia poi un appello: “È fondamentale fare un salto di qualità e mettere in atto una serie di azioni rivolte alla prevenzione. Crediamo che, in questo senso, sia centrale il ruolo degli agricoltori quali custodi del territorio e presidio dell’ambiente, anche e soprattutto per il contrasto al dissesto idrogeologico e per la manutenzione delle piante, delle aree verdi e dei terreni di scolo. Sul fronte delle infrastrutture, sollecitiamo con decisione la realizzazione della diga di Vetto, opera ambientale che servirebbe a raccogliere le acque in periodi di piovosità e a rilasciarle in quelli di siccità. Serve infine un efficace piano di contenimento della fauna selvatica per non dover piangere i danni quando ormai è troppo tardi”.

Anp-Cia, un successo l’assemblea provinciale

“Noi pensionati siamo assediati da tentativi di truffe e martellanti chiamate telefoniche per ‘costringere’ a cambiare gestori di luce, gas e acqua: non ne
possiamo più, siamo esasperati”. Lo ha denunciato Giorgio Davoli, presidente Anp-Cia Reggio, in occasione dell’assemblea provinciale dei “veterani” del mondo
agricolo reggiano che si è tenuta a Parco Tegge (Felina). Erano presenti oltre cento persone tra cui Antenore Cervi (presidente provinciale Cia), Alessandro Del Carlo
(presidente nazionale Anp-Cia), Enrico Bini (sindaco di Castelnovo Monti) e i vertici reggiani di Federconsumatori con la quale Anp-Cia ha siglato una convenzione.
In apertura è si è riflettuto proprio sulla difficile situazione “vissuta quotidianamente dagli anziani reggiani, ormai costretti a staccare il telefono subito dopo pranzo –
quando piovono le presunte offerte – e stare ben in guardia tutto il giorno da chi suona alla porta perché molto spesso altro non è che un malfattore”, la denuncia.

La situazione è aggravata dal fatto che molti “veterani” Anp-Cia vivono in abitazioni rurali isolate.
La richiesta è quella di una maggiore tutela “da chi, senza scrupoli, in ogni modo tenta di fare firmare contratti capestro. Ma non solo. Sono arrivate alla nostra
associazione anche segnalazioni di tentativi di vere e proprie truffe ‘porta a porta’: invitiamo tutti a segnalare immediatamente i casi alle forze dell’ordine”.
Proprio su questa problematica era incentrato lo spettacolo ‘Energia nella giungla’ – di e con Maria Antonietta Centoducati e Gianni Binelli, con musiche di Ovidio Bigi –
che ha riscosso i sorrisi e gli applausi della platea.

Davoli ha quindi ringraziato Claudio Gaspari, responsabile Cia di Castelnovo Monti,
che andrà in pensione dal primo dicembre.

Il presidente Anp-Cia ha poi affrontato i contenuti della Legge di Bilancio: “Non sono essere presenti – sia nelle intenzioni che nelle azioni del Governo -, elementi
tali da modificare il nostro stato di preoccupazione per le condizioni dei pensionati e degli anziani: vengono considerati il bancomat dello Stato. Il 26 novembre faremo
un sit-in davanti al Parlamento per rivendicare le nostre istanze, fino ad ora rimaste totalmente inascoltate”.
Anp-Cia denuncia “la mancanza di attenzione allo stato della sanità e dei servizi socio-sanitari nelle aree interne, montane e rurali. Manca, inoltre, attenzione
e visione strategica “in materia di politiche dell’invecchiamento attivo e di valorizzazione sociale degli anziani nella società”.
Non risulta alcuna previsione di “interventi migliorativi delle pensioni minime. Non si riconosce l’indicizzazione per l’adeguamento del potere d’acquisto delle pensioni al
costo della vita. In balia d’incertezza anche il tema quattordicesima. Viene confermata Quota 100, ma si continua a escludere gli agricoltori, dai lavori gravosi
e usuranti. Non trova spazio la riduzione della tassazione sulle pensioni, al momento prevista solo per i lavoratori dipendenti. Non si prevede niente, ancora
una volta, per i cosiddetti incapienti che la pensione di cittadinanza con i relativi paletti, ha costretto all’emarginazione”.
“Insomma, in generale, sembra proprio che il governo si sia dimenticato dei pensionati. Siamo pronti a scendere in piazza», l’annuncio finale.

Assemblea provinciale Anp-Cia al Parco Tegge (Felina)

‘Il Paese che vogliamo’. È il titolo dell’assemblea provinciale Anp-Cia che si terrà sabato al Parco Tegge di Felina e che sarà incentrata sulla necessità di “maggiore attenzione nella Legge di Bilancio per le pensioni, la sanità e gli anziani delle aree rurali”.

Il programma prevede alle 9.30 l’apertura dei lavori con Giorgio Davoli (presidente Anp-Cia di Reggio). A seguire i saluti di Enrico Bini (sindaco di Castelnovo né Monti) e di Antenore Cervi (presidente Cia di Reggio).

È quindi previsto lo spettacolo ‘Energia nella giungla’, di e con Maria Antonietta Centoducati e Gianni Binelli, con musiche di Ovidio Bigi. L’evento sarà presentato da Rino Soragni (presidente Federconsumatori Reggio) e dall’avvocato Angela Zannini (consulente legale di Federconsumatori).

Alessandro Del Carlo (presidente nazionale Anp-Cia) terrà le conclusioni dell’assemblea provinciale.

Seguirà il pranzo presso la struttura del Parco Tegge.

“Dazi sul Parmigiano Reggiano, stiamo con Le Iene e gli allevatori”

“Siamo orgogliosi che il Parmigiano Reggiano prodotto sul nostro territorio sia stato consegnato direttamente nelle mani del segretario di Stato americano Mike Pompeo: noi stiamo dalla parte de Le Iene e degli allevatori gravemente minacciati dallo spettro di insensati dazi che ne mettono a rischio l’attività”. Parole di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, dopo il blitz della cronista Alice Martinelli a Palazzo Chigi durante l’incontro con il premier Giuseppe Conte che è parso però visibilmente irritato per la simbolica protesta.

“La giornalista Mediaset ha giustamente ricordato al segretario di Stato che il Parmigiano Reggiano viene fatto con il cuore dai nostri agricoltori, che è il frutto del loro impegno e del loro sudore – rimarca Cervi -. Ma ora la furia protezionistica di Trump rischia di metterli in ginocchio e dare inizio a uno tsunami che minaccia di travolgere l’intero settore. La colpa? Unicamente quella di produrre eccellenze. Basti pensare che oltre agli ormai imminenti dazi americani, subiamo da anni le pesanti perdite causate dall’embargo alla Russia. E, come se non bastasse, incombe sulle nostre teste anche la spada di Damocle rappresentata dalla Brexit”.

Il presidente di Cia Reggio entra poi nel merito dei numeri: “Gli Stati Uniti sono, dopo la Francia, il secondo mercato export con oltre 10.400 tonnellate di prodotto spedito oltreoceano nel 2018 (+ 15% rispetto al 2017). Nei nostri magazzini sono in stagionatura circa 700mila forme destinate agli Usa: i dazi bloccherebbero di fatto l’export. E il formaggio dovrà poi essere collocato su altri mercati: fin troppo facile prevedere un crollo dei prezzi non solo del formaggio ma anche del latte”.

Cia Reggio ricorsa che nella filiera produttiva del Parmigiano reggiano lavorano “oltre 50mila persone, di cui un’alta percentuale sul nostro territorio. Il sostanziale stop all’export in Usa è una grave pericolo per i 2mila 800 allevamenti e 330 caseifici produttori del comprensorio. Stiamo parlando di aziende agricole, famiglie e intere comunità che verrebbero messe in ginocchio”.

“La speranza – conclude Cervi – è che dalla trattativa in atto tra Usa e Italia esca una soluzione che eviti dazi pari a 15 dollari al chilogrammo, che farebbe schizzare il costo del Parmigiano a 60 dollari al chilogrammo e manderebbe in fumo ricavi per 400 milioni di dollari. Siamo pronti a ogni iniziativa, istituzionale e non. In gioco c’è il futuro di un settore cruciale per l’economia italiana”.

“Dazi sul Parmigiano Reggiano? Siamo pronti a una maxi mobilitazione”

“Siamo pronti a una maxi mobilitazione sul territorio in difesa di Parmigiano Reggiano e Grana Padano minacciati dai dazi di Trump”. Lo annuncia Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio Emilia, dopo il preoccupante allarme lanciato dai Consorzi sulle gravi ripercussioni che avrebbero le esportazioni in Usa.

“Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono vittime designate di una guerra commerciale che il presidente americano vuole scatenare come ritorsione per i sussidi che l’Europa ha garantito al consorzio Airbus, principale concorrente dell’americana Boeing –denuncia Cervi-. La minaccia è molto grave per il nostro territorio e gli imprenditori agricoli reggiani perché negli Stati Uniti vengono esportare oltre 400mila forme, pari a quasi il 5% della produzione annua dei due prodotti assieme”.

Basti pensare che, solo per quanto riguarda il Parmigiano Reggiano, gli Stati Uniti sono (dopo la Francia) il secondo mercato export con 10.439 tonnellate di prodotto spedito oltreoceano nel 2018 (+ 15% rispetto al 2017). E le potenzialità sono enormi.

“Ma ora tutto questo viene messo seriamente a rischio da un provvedimento insensato e pericoloso che rischia di compromettere lavoro e investimenti –tuona Cervi-. E sarebbe un grandissimo regalo ai produttori di contraffazioni e prodotti ingannevoli statunitensi”.

I dazi avrebbero pesanti ripercussioni anche sul mercato interno italiano. Nei magazzini “sono in stagionatura circa 700mila forme destinate agli Usa: i dazi bloccherebbero di fatto l’export, con la conseguenza che il formaggio dovrà essere collocato su altri mercati. Fin troppo facile prevedere un crollo dei prezzi non solo del formaggio ma anche del latte”.

Cia Reggio scende dunque in campo insieme ai Consorzio di Parmigiano Reggiano e del Grana Padano: “Siamo pronti a ogni iniziativa per scongiurare quella che sarebbe una vera e propria sciagura per il nostro territorio. Il presidente Nicola Bertinelli e il direttore Stefano Berni possono contare sul nostro pieno appoggio a ogni livello: dal locale alle basi americane collocate nel nostro Paese. In gioco c’è il futuro di un settore cruciale per l’economia italiana: non possiamo rimanere fermi a osservare quello che succede”.

Cervi lancia poi un appello ai parlamentare reggiani: “Sollecitino con forza e facciano pressioni sul Governo affinché intervenga con la massima urgenza per impedire il deflagrare di questa devastante guerra commerciale che andrebbe a colpire duramente le eccellenze dell’agroalimentare italiano. E in questa battaglia abbiamo bisogno di essere aiutati e supportati dall’Unione Europea che non può trattarci da merce di scambio per altri settori che, tra l’altro, non riguardano l’industria del nostro Paese”.

“Preoccupante carenza di manodopera stagionale”

“Preoccupante carenza di manodopera stagionale nei campi reggiani: il lavoro c’è, manca chi lo fa”. A lanciare l’allarme è Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che si fa portavoce delle numerose istanze giunte dai soci agricoltori nelle ultime settimane. E la difficile situazione rischia di favorire la diffusione del caporalato anche sul nostro territorio.

“Gli imprenditori cercano disperatamente lavoratori ma non ne trovano – entra subito nel dettaglio Cervi -. Il ricorso alla mano d’opera per la raccolta della frutta è infatti sempre più problematica, per non parlare del personale specializzato in grado di guidare il trattore o fare trattamenti. E il problema non riguarda solo gli italiani: oggi è altrettanto difficile reperire operai agricoli stranieri. È un problema che deve essere affrontato con urgenza: l’agricoltura reggiana soffre infatti già per gli effetti dei cambiamenti climatici, dei prezzi di frutta e verdura, della burocrazia asfissiante e della spietata concorrenza dei mercati stranieri. Questa nuova mazzata proprio non ci voleva…”.

Le cause della carenza sono molteplici. Per quanto riguarda i lavoratori italiani, “sono in continuo calo coloro che sono disposti a lavorare in campagna. E questo anche a causa del reddito di cittadinanza che spinge molti a preferire il divano. Con l’eliminazione dei voucher è poi stata persa una grossa fetta di studenti che nei mesi di vacanza si precipitavano nei campi per guadagnarsi qualche soldo, approfittando delle varie campagne di raccolta. E gli anziani disposti a lavorare nella raccolta ogni anno calano a causa dell’aumentare dell’età e degli acciacchi”.

Oramai sono rari i casi di italiani impiegati come braccianti nei campi. Le imprese agricole negli anni scorsi hanno cercato così di colmare le lacune ricercando manodopera straniera. Ma quest’anno hanno trovato grosse difficoltà. “Incide pesantemente il numero di ingressi drasticamente ridotto – spiegano da Cia -. E osserviamo anche che chi veniva prima da fuori confine ora preferisce andare in altri Paesi europei”. L’associazione rileva le difficoltà nel fare ricorso a lavoratori stranieri, anche per le difficoltà nell’affrontare trasferte lunghe: “Occorre dare loro certezze di lavoro durature, almeno due o tre mesi, ma non sempre le aziende sono in grado di garantire occupazione per un periodo lungo, a causa anche della volatilità dei mercati. Se un prodotto ha basse quotazioni l’imprenditore può anche decidere di interrompere la raccolta perché diventa anti economica”.

Cia ricorda poi che i costi del lavoro sono più alti in Italia rispetto ad altri Paesi europei con vocazione ortofrutticola come la Spagna: “Le aziende reggiane nella voce “costo del lavoro” non possono competere con altre nazioni europee, come ad esempio la Spagna, che ha oneri sui dipendenti che incidono dell’11% contro il 23% di quelli italiani».

La complessa situazione rischia di favorire “piaghe come il caporalato, che dal settore zootecnico dove ci sono stati preoccupanti tentativi di infiltrazione potrebbe ora espandersi anche a quello della raccolta della frutta. Un fenomeno indegno che si regge sullo sfruttamento dei più deboli e che deve essere contrastato con ogni mezzo”, conclude Cervi.

“E’ morto un collega ma soprattutto un amico”

Cia Reggio si stringe attorno alla famiglia Ruini per la scomparsa di Francesco, apicoltore a tempo pieno, socio Cia e tra i fondatori di Conapi.

Francesco era un imprenditore capace, generoso e sempre pronto a dare il proprio contributo a chi gli chiedeva un aiuto.

“Il mio incontro con le api è avvenuto presto, la mia prima maschera l’ho  indossata a sei anni, per accompagnare mio padre che, casaro di professione, era apicoltore per passione – raccontava così i suoi inizi -. Quando andò in pensione si dedicò alle api e io con lui. Proseguii gli studi fino alla laurea, ma decisi che l’apicoltura sarebbe stata la mia professione e così fu”.

Svolgeva da tempo anche attività di formazione, “acquisendo molti figliocci che stanno proseguendo con successo questa attività, rendendomi particolarmente orgoglioso” amava sottolineare a chi gli chiedeva informazioni. E Francesco è morto, aggredito da uno sciame di api, proprio mentre insegnava il mestiere in Africa centrale.

Amava il contatto con la natura e la sensazione di libertà che questo lavoro gli regalava. È stato tra i primi a denunciare con forza le pesanti conseguenze dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici sulle api. Era un collega, ma prima di tutto un amico e un punto di riferimento per tutta l’apicultura emiliano romagnola.

Cia Reggio porge alla sua famiglia le più sentite condoglianze.

“Boom del biologico sul territorio reggiano”

Più forte dei cambiamenti climatici, della crisi e della burocrazia. È l’agricoltura biologica ‘made in Reggio’, un settore in continua espansione che fa segnare un boom di aziende e superfici coltivate.

“Non siamo dinnanzi a una moda passeggera ma a una solida realtà che ha forti radici nella nostra tradizione agricola ed è destinata ad avere una decisa crescita negli anni a venire”, sottolinea Antenore Cervi (presidente Cia di Reggio). E poi presenta i numeri. Le aziende agricole bio di Cia sfiorano le trecento unità. La parte del leone la fa la montagna con oltre 132 imprese, seguita da Reggio (84), Val d’Enza (65), e Bassa (18). Negli ultimi cinque anni l’incremento di aziende ha superato il 60% sul territorio reggiano, mentre quello di ettari arriva al +65%.

Erika Iori, responsabile del settore per Cia Reggio, entra quindi nel dettaglio: “La parte preponderante dell’agricoltura bio è rappresentata dai seminativi (80%). Al secondo posto vengono prati e pascoli (12%), poi la vite (3%) e la frutta (3%). Ma l’ascesa del biologico sta contagiando anche il settore zootecnico. Basti pensare che a Ventasso un’azienda Cia vende carni fresche e produce ragù da chianine. Mentre in città assistiamo a una decisa crescita di apicoltori”.

Ormai il biologico rappresenta una fetta importante del comparto dell’agroalimentare e i margini di espansione sono davvero notevoli – aggiunge Cervi -. Ma deve essere evitato l’errore di metterlo in contrapposizione con l’agricoltura integrata e sostenibile e con il contributo che essa porta alla sicurezza alimentare: si tratta di due realtà che devono camminare di pari passo nel reciproco rispetto”.

Una cosa è certa: la scelta ‘biologica’ è etica ma anche di mercato. “Sta mutando molto velocemente la mentalità dei consumatori – sottolinea Iori -. Basti pensare che otto cittadini su dieci hanno comprato bio nell’ultimo anno. Oltre il 40% di loro è ‘frequent user’ e compra bio ogni settimana. Per ragioni salutistiche, per caratteristiche di sicurezza e qualità, perché il biologico viene ritenuto più rispettoso dell’ambiente. E a questa domanda crescente assistiamo in prima linea. La nostra associazione è di frequente contattata da reggiani che chiedono indirizzi di aziende della loro zona dove comprare bio. Addirittura, nei giorni scorsi, un’associazione di neomamme ha voluto una lista completa di imprese di tutto il territorio reggiano…”.

Per gli imprenditori bio non mancano però le difficoltà. Tra tutte spiccano la burocrazia – gli adempimenti sono stati semplificati ma si deve fare di più – e il meteo. “Il settore agricolo è quello che, più di tutti, subisce gli effetti dei cambiamenti climatici e il biologico in particolare – conclude il presidente -: avendo limitate possibilità d’intervento con trattamenti, le colture sono infatti più esposte alle bizze della stagione. E, negli ultimi mesi, ne abbiamo viste davvero troppe”.

Cia sarà protagonista alla 31esima edizione di Sana – il Salone internazionale del biologico e del naturale, che si terrà a Bologna dal 6 al 9 settembre – con lo stand D68 nel Padiglione 29. Nei 24 mq di area espositiva, in linea con l’obiettivo ‘plastic free’ dell’edizione 2019 del Sana e con le buone pratiche dell’economia circolare, Cia opta per allestimenti in cartone e materiali ecocompatibili. Spazio anche all’innovazione con l’utilizzo della Realtà Aumentata: speciali totem ecofriendly a forma di alberi proietteranno immagini virtuali per veicolare i messaggi degli Agricoltori Italiani, in particolare i contenuti della Carta dei Valori del Biologico Italiano.

Pensioni, Cia Reggio ha incontrato il prefetto Forte

Una delegazione della Cia di Reggio è stata ricevuta dal Prefetto, Maria Forte, per illustrare il documento programmatico, redatto in occasione dell’Assemblea nazionale dell’Anp dello scorso aprile, in cui sono stati evidenziati gli importanti problemi che riguardano i pensionati e sollecitati adeguati e urgenti interventi.

Intitolato “Il paese che vogliamo: pensioni dignitose, servizi socio-sanitari nelle aree rurali, servizi di cittadinanza, valorizzazione del ruolo sociale dell’anziano nella società”, il documento contiene proposte e rivendicazioni nei confronti del Governo nazionale per l’aumento delle pensioni minime, per welfare e servizi in ambito rurale e per l’introduzione di politiche sull’invecchiamento attivo. Anp – Cia si è rivolta al Prefetto chiedendo di interessarsi nei confronti del Governo nazionale per rappresentare il disagio in cui vivono moltissimi pensionati reggiani e per rimarcare che, se non si interviene adeguatamente, le difficoltà non mancheranno nemmeno per i pensionati di domani, i giovani di oggi.

Nell’occasione è stato anche presentata la proposta di una riforma radicale della legge sulla fauna selvatica per affrontare concretamente un problema ormai fuori controllo, ed è stata illustrata l’importanza della nuova Pac.

Il Prefetto, che ha seguito con molta attenzione le problematiche esposte nel corso dell’incontro, ha assicurato il proprio interessamento, sia presso il Governo, sia presso le Istituzioni pubbliche.

All’incontro erano presenti (da sinistra nella foto) Roberta Bortesi, Giorgio Davoli, Antenore Cervi, il prefetto Maria Forte, Irmo Reggi e Arianna Alberici.

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